Perché Pitagora non avrebbe mangiato le fave: deficit di glucosio 6-fosfato deidrogenasi

Perché Pitagora non avrebbe mangiato le fave: deficit di glucosio 6-fosfato deidrogenasi
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Le fave hanno rappresentato sin dall’antichità un’importante fonte di nutrimento nel Mediterraneo e nel Medio Oriente. Il filosofo e matematico greco Pitagora vietò ai suoi seguaci di mangiare cibi a base di fave, forse perché erano affetti da favismo, malattia che può essere fatale. Il favismo provoca la lisi degli eritrociti dopo 24-48 ore dall’ingestione delle fave e in questo modo viene rilasciata emoglobina libera nel sangue; si possono anche evidenziare sintomi di itterizia e insufficienza renale. Gli stessi sintomi si possono riscontrare ingerendo la primachina, farmaco antimalarico, oppure i sulfamidici, o in seguito all’esposizione a particolari erbicidi. Tutti questi sintomi hanno una base genetica comune: il deficit di glucosio 6-fosfato deidrogenasi (G6PD), da cui sono affetti circa 400 milioni di persone nel mondo. La maggior parte di questi individui non manifesta normalmente nessuno di questi sintomi, che compaiono solo in risposta a certi fattori ambientali.

Le reazioni ossidative della via del pentosio fosfato. I prodotti finali sono il ribosio 5-fosfato, la CO2 e il NADPH.
Foto 1. Le reazioni ossidative della via del pentosio fosfato. I prodotti finali sono il ribosio 5-fosfato, la CO2 e il NADPH.

La G6PD catalizza la prima reazione nella via del pentosio fosfato (vedi Foto 1), con conseguente produzione di NADPH. Questo riducente, oltre a essere importante nelle vie biosintetiche, protegge le cellule anche dai danni ossidativi causati dal perossido di idrogeno (H2O2 ) e dal radicale libero anione superossido, sottoprodotti metabolici che vengono generati da alcuni farmaci come la primachina e da prodotti naturali come la divicina, composto tossico presente nelle fave. Durante le reazioni di detossificazione, l’H2O2 viene di solito convertito in H2O dall’enzima glutatione perossidasi e dal glutatione nella sua forma ridotta; una volta ossidato, quest’ultimo viene ridotto di nuovo dall’enzima glutatione reduttasi e NADPH (Foto 2). L’H2O2 viene anche degradato ad H2O e O2 dall’enzima catalasi, che richiede come cofattore il NADPH. Gli individui carenti di G6PD producono NADPH in quantità ridotte e in questo modo vengono rallentate le reazioni di detossificazione dell’H2O2 . Ne consegue un aumento della perossidazione lipidica, con rottura della membrana degli eritrociti e ossidazione di proteine e di DNA.

Ruolo del nAdPH e del glutatione nella protezione delle
cellule contro i derivati reattivi dell’ossigeno. Il glutatione ridotto
(GsH) protegge la cellula degradando il perossido di idrogeno e
i radicali ossidrili liberi. La rigenerazione di GsH dalla sua forma
ossidata (GssG) richiede il nAdPH prodotto nella reazione
catalizzata dalla glucosio 6-fosfato deidrogenasi.
Foto 2. Ruolo del NADPH e del glutatione nella protezione delle
cellule contro i derivati reattivi dell’ossigeno. Il glutatione ridotto
(GsH) protegge la cellula degradando il perossido di idrogeno e
i radicali ossidrili liberi. La rigenerazione di GsH dalla sua forma
ossidata (GssG) richiede il NADPH prodotto nella reazione
catalizzata dalla glucosio 6-fosfato deidrogenasi.

La distribuzione geografica di questa patologia è si nificativa. Si riscontra una frequenza del 25% nelle zone malariche come l’Africa tropicale, alcune regioni del Medio Oriente e il Sud-Est asiatico. In aggiunta ad alcune evidenze epidemiologiche, studi in vitro hanno dimostrato che la crescita di un parassita della malaria, Plasmodium falciparum, viene bloccata negli eritrociti carenti di G6PD. Questo parassita è infatti molto sensibile ai danni ossidativi e viene ucciso da uno stress ossidativo ancora del tutto tollerabile dall’ospite umano con il deficit di G6PD. Poiché il vantaggio di resistere alla malaria compensa lo svantaggio di essere meno resistenti ai danni ossidativi, in una popolazione soggetta alla malaria la selezione naturale privilegia il genotipo carente di G6PD. Solo in condizioni di estremo stress ossidativo, causato da farmaci, erbicidi o divicina, la carenza di G6PD può causare seri problemi medici. Si pensa che un farmaco antimalarico come la prima china agisca provocando uno stress ossidativo che uccide il parassita malarico. Paradossalmente i farmaci antimalarici possono causare patologie tramite gli stessi meccanismi biochimici di cui si avvalgono per generare la resistenza alla malaria. Anche la divicina si comporta come un farmaco antimalarico e l’ingestione di fave può proteggere dalla malaria. Rifiutandosi di mangiare le fave, molti seguaci di Pitagora con una normale attività dell’enzima G6PD possono avere inconsapevolmente aumentato il rischio di contrarre la malaria.


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